Meg Mitchell Moore
Mirtilli a colazione
Ed. Garzanti
Traduzione Enrica Budetta
312 pagine
Impossibile rimanere indifferenti a un titolo tanto simile al mio. Chiederei lumi alla traduttrice, che dubito legga il mio blog, su come il titolo originale "The arrivals" si sia trasformato in "Mirtilli a colazione" laddove i mirtilli non sono poi così presenti. Mi piacerebbe in generale capire, e qui magari potrà aiutarci Clara, quanta libertà abbia un traduttore di stravolgere un titolo. Vedete a parte quelli notoriamente intraducibili perchè implicano giochi di parole tipici della lingua originale, credo che negli altri casi il titolo andrebbe tradotto alla lettera. Terminato il pippone, caldeggio la lettura di questo romanzo leggero ma non troppo che ha nella trama gli stessi punti cardine del mio secondo romanzo chechissàquandouscirà, cioè: il valore della famiglia, il tradimento di un marito, e la maternità sofferta. Per questo l'ho letto con grande piacere ma anche con le antenne ben puntata per carpirne la formula, considerato che il libro sta avendo un buon successo, del resto meritato. Non ho trovato in realtà nessun elemento magico, è un buon plot, personaggi ben delineati, scritto discretamente (troppe ripetizioni, non un linguaggio particolarmente affascinante, ma anche qui potrebbe esserci lo zampino del traduttore) e allora la risposta credo sia che dietro c'è stata una fantastica operazione di marketing! Verso la fine, a parer mio, l'autrice scivola verso il polpettone, inserendo due vicende che non avrei mai scritto, ma qui davvero viene un po' meno il divertimento nel leggere, a favore delle mie elucubrazioni sul come e cosa si scrive. Proprio per le tante similitudini che ho trovato col mio mondo di scrittrice.
In ogni caso credo potrà essere una buona strenna natalizia da regalare e regalarsi. Abbiamo una simpatica coppia di 65enni in pensione in una calda estate nella provincia americana che subisce l'invasione barbarica di figli, nipoti e parenti vari. L'ordine costituito viene stravolto a suon di cucine appiccicose, lavatrici rotte, gravidanze difficoltose, neonati esigenti, litigate e lacrime. La quotidianità scorre sempre in bilico tra la voglia di scappare e quella di restare in una casa ormai ridotta a campo di battaglia con tanto di trincea e infermeria. La crisi, economica e non, colpisce senza esclusione di colpi bassi, l'anima sanguina, il portafogli peggio, e ci si nutre di dubbi esistenziali spalmati sui pan cakes.
Parteggerete un po' per la nonna, un po' per la figlia, un po' per nessuno e inevitabilmente vi ritroverete a pensare che la vita è una lotta, e non sempre la famiglia sa offrire il miglior paio di guantoni. Ma alla fine
ti butta l'asciugamano sulle spalle e ti deterge il sudore! E la colazione rimane un bel momento per tutti!
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lunedì 26 novembre 2012
martedì 2 ottobre 2012
Essenza e assenza della maternità
"Tua madre suggerì che mi mettessero a piegare il bucato, perchè così potessi riposarmi. Quando la mia pancia divenne grossa ci appoggiavo sopra le calzine dei lattanti e le piegavo coppia a coppia."
Di questo incredibile romanzo non vi lascerò che una frase, l'avete appena letta. La scena si svolge in un Kibbutz. Queste pagine mi stanno accompagnando sulle seggioline della sala d'aspetto dell'ospedale, dove faccio la fisioterapia, e nel percorso in metropolitana. Un triplo richiamo alla maternità: una donna parla della madre di un'altra, di quando lei era incinta e cita indirettamente molte altre mamme, parlando di neonati.
Un quarto aggancio è il fantasma della mia mancata maternità, che mi siede accanto ogni giorno, in ogni dove.
Salta, corri, canta!
Lizzie Doron
Editore Giuntina
Traduzione di Anna Linda Callow
169 Pagine
"Non puoi passare tutta la vita a piangere." Mi ha detto mia madre recentemente. Non stavo piangendo.
Le lacrime le riservo per pagine come questa, le lascio sgorgare libere, incurante di chi mi guarda, seduto di
fronte a me, nel vagone.
Di questo incredibile romanzo non vi lascerò che una frase, l'avete appena letta. La scena si svolge in un Kibbutz. Queste pagine mi stanno accompagnando sulle seggioline della sala d'aspetto dell'ospedale, dove faccio la fisioterapia, e nel percorso in metropolitana. Un triplo richiamo alla maternità: una donna parla della madre di un'altra, di quando lei era incinta e cita indirettamente molte altre mamme, parlando di neonati.
Un quarto aggancio è il fantasma della mia mancata maternità, che mi siede accanto ogni giorno, in ogni dove.
Salta, corri, canta!
Lizzie Doron
Editore Giuntina
Traduzione di Anna Linda Callow
169 Pagine
"Non puoi passare tutta la vita a piangere." Mi ha detto mia madre recentemente. Non stavo piangendo.
Le lacrime le riservo per pagine come questa, le lascio sgorgare libere, incurante di chi mi guarda, seduto di
fronte a me, nel vagone.
domenica 9 settembre 2012
Wish list: le mie letture autunnali
Ispirata ancora una volta da Francesca, tanto che vi (ri)linko il blog
http://leparoleverranno.blogspot.com
ho pensato a una soluzione innovativa per affrontare i mesi bui. Vero è che l'estate ci ha regalato questo colpo di coda, soprattutto per la gioia di chi ha potuto approfittarne per nuovi lidi. Io ero già proiettata verso le cose belle dell'autunno, per cui questa marcia indietro mi ha suscitato una certa indifferenza.
Ma dicevo è inevitabile che presto o tardi indosseremo gli abiti pesanti, le giornate saranno più corte e, probabilmente, avremo meno voglia di uscire. La mia strategia è quella di regalarmi un libro al mese, magari due se l'economia domestica lo consentirà, e mi sono già fatta una bella wish list. La lettura poi dovrà essere accompagnata da schifezze dolci salate a seconda dell'umore, perchè si sa c'è il giorno patatine, e quello cioccolata. L'idea è di creare proprio un rituale, attaccare il nuovo libro, azzannando cibo consolatorio, poi per le giornate successive si potrà evitare di mangiare. Sarebbe bello riuscire a farlo il primo giorno del mese. Bisogna poi vedere come gestire gli impegni.
Intanto vi giro la lista delle letture, presa pattinando tra i blog che si occupano di libri in maniera professionale.
(Mi scuso se non riporto nè la casa editrice, nè il traduttore)
Morte dei marmi Fabio Genovesi
La famiglia Fang Kevin Wilson
Chiamami con il tuo nome Andrè Aciman
Romanzo rosa Stefania Bertola
Le nostre assenze Sasha Nespini
Cose da salvare in caso di incendio Haley Tanner
Eureka Street Mc Lian Wilson Robert
Qualcuno tra voi li ha letti?
E a proposito di romanzi vi ricordo che sabato pomeriggio sarò a Brisighella per un reading di Frollini a colazione, se siete in zona, passate a salutarmi!
http://leparoleverranno.blogspot.com
ho pensato a una soluzione innovativa per affrontare i mesi bui. Vero è che l'estate ci ha regalato questo colpo di coda, soprattutto per la gioia di chi ha potuto approfittarne per nuovi lidi. Io ero già proiettata verso le cose belle dell'autunno, per cui questa marcia indietro mi ha suscitato una certa indifferenza.
Ma dicevo è inevitabile che presto o tardi indosseremo gli abiti pesanti, le giornate saranno più corte e, probabilmente, avremo meno voglia di uscire. La mia strategia è quella di regalarmi un libro al mese, magari due se l'economia domestica lo consentirà, e mi sono già fatta una bella wish list. La lettura poi dovrà essere accompagnata da schifezze dolci salate a seconda dell'umore, perchè si sa c'è il giorno patatine, e quello cioccolata. L'idea è di creare proprio un rituale, attaccare il nuovo libro, azzannando cibo consolatorio, poi per le giornate successive si potrà evitare di mangiare. Sarebbe bello riuscire a farlo il primo giorno del mese. Bisogna poi vedere come gestire gli impegni.
Intanto vi giro la lista delle letture, presa pattinando tra i blog che si occupano di libri in maniera professionale.
(Mi scuso se non riporto nè la casa editrice, nè il traduttore)
Morte dei marmi Fabio Genovesi
La famiglia Fang Kevin Wilson
Chiamami con il tuo nome Andrè Aciman
Romanzo rosa Stefania Bertola
Le nostre assenze Sasha Nespini
Cose da salvare in caso di incendio Haley Tanner
Eureka Street Mc Lian Wilson Robert
Qualcuno tra voi li ha letti?
E a proposito di romanzi vi ricordo che sabato pomeriggio sarò a Brisighella per un reading di Frollini a colazione, se siete in zona, passate a salutarmi!
venerdì 31 agosto 2012
Gallinelle a chi?
http://www.ibs.it/libri/gayle+mike/libri+di+mike+gayle.html
Ieri sera mentre stiravo, finalmente non più con 40 gradi, mi è caduto l'occhio sulla mensola coi libri di
Mike Gayle. "Caspita che fine avrà fatto? - mi sono chiesta - Mi piaceva tanto, è una vita che non pubblica nulla!"
Lo conoscete? E' stato definito il Bridget Jones maschile. Dubito che le sue storie possano interessare agli uomini, ma di sicuro offrono il punto di vista della razza straniera. Un po' come Nick Hornby ma più leggero.
Googlando, interrompendo l'operazione stiro-ammiro, ho visto che alcuni titoli sono in vendita davvero a buon prezzo, vi lascio il link consigliandovene l'acquisto. Ora è un autore divertente che ha un gran pregio,
parla a tutti e la cronologia della sua ricca produzione evidenzia un miglioramento continuo. Insomma l'ultimo libro è sempre migliore del precedente. E' bello quando gli scrittori crescono, e non è da tutti.
Prendiamo Baricco o la Cornwell: a un certo punto pare gli abbiano dato una botta in testa e i loro libri
sono diventati brutti. (A parer mio).
Ma si parlava di chick lit. Già perchè Hellen Fielding ha aperto una strada, quella della letteratura per gallinelle dando il via a un filone inesauribile. Ma, come dice la mia nuova editor, chi critica la letteratura per gallinelle dovrebbe cimentarsi con un opera e capirebbe quanto sia difficile la narrativa leggera, perchè il rischio di scivolare verso la stupidità è elevato. Tutte noi abbiamo letto almeno un libro scadente, con una protagonista poco credibile, clone di mille altre più riuscite. Hellen Fielding ha anche il merito di non aver saturato la sua Bridget con una serie di romanzi che, alla lunga, avrebbero stancato. Un po' come è successo per la Becky della Kinsella. Ecco sulla Kinsella la mia nuova editor guru dice che è eccezionale quando non scrive la saga dello shopping, ma con gli altri titoli quali, ne cito uno a caso "Vacanze in villa." Che non ho letto per cui finisco qui.
Mike Gayle invece non stanca, si rinnova, inventa, approfondisce, col sorriso, la pacca sulla spalla, senza ammiccare troppo, senza cercare a tutti costi di far ridere, atteggiamento che - cito ancora la nuova editor bla bla - portato all'eccesso sfianca il lettore. E chi invece cade in questo errore? Federica Bosco, della quale non ho letto nulla. Però, ed è un gran bel però, la mia nuova editor ha detto - squillino le trombe -
che il mio manoscritto è molto più bello dei libri di Federica Bosco!
Come non gongolare?
In attesa di poter leggere sto benedetto mio secondo romanzo, puntate su Mike Gayle, un numero davvero vincente.
Stay tuned, volevo dirvi altre cose ma, temendo di appesantire il post, lo spezzo in due.
to be continued...
PS. Leggo e apprezzo tutti i vostri commenti, mi avvolgono in un tenero abbraccio, siete tantissimi!
Ieri sera mentre stiravo, finalmente non più con 40 gradi, mi è caduto l'occhio sulla mensola coi libri di
Mike Gayle. "Caspita che fine avrà fatto? - mi sono chiesta - Mi piaceva tanto, è una vita che non pubblica nulla!"
Lo conoscete? E' stato definito il Bridget Jones maschile. Dubito che le sue storie possano interessare agli uomini, ma di sicuro offrono il punto di vista della razza straniera. Un po' come Nick Hornby ma più leggero.
Googlando, interrompendo l'operazione stiro-ammiro, ho visto che alcuni titoli sono in vendita davvero a buon prezzo, vi lascio il link consigliandovene l'acquisto. Ora è un autore divertente che ha un gran pregio,
parla a tutti e la cronologia della sua ricca produzione evidenzia un miglioramento continuo. Insomma l'ultimo libro è sempre migliore del precedente. E' bello quando gli scrittori crescono, e non è da tutti.
Prendiamo Baricco o la Cornwell: a un certo punto pare gli abbiano dato una botta in testa e i loro libri
sono diventati brutti. (A parer mio).
Ma si parlava di chick lit. Già perchè Hellen Fielding ha aperto una strada, quella della letteratura per gallinelle dando il via a un filone inesauribile. Ma, come dice la mia nuova editor, chi critica la letteratura per gallinelle dovrebbe cimentarsi con un opera e capirebbe quanto sia difficile la narrativa leggera, perchè il rischio di scivolare verso la stupidità è elevato. Tutte noi abbiamo letto almeno un libro scadente, con una protagonista poco credibile, clone di mille altre più riuscite. Hellen Fielding ha anche il merito di non aver saturato la sua Bridget con una serie di romanzi che, alla lunga, avrebbero stancato. Un po' come è successo per la Becky della Kinsella. Ecco sulla Kinsella la mia nuova editor guru dice che è eccezionale quando non scrive la saga dello shopping, ma con gli altri titoli quali, ne cito uno a caso "Vacanze in villa." Che non ho letto per cui finisco qui.
Mike Gayle invece non stanca, si rinnova, inventa, approfondisce, col sorriso, la pacca sulla spalla, senza ammiccare troppo, senza cercare a tutti costi di far ridere, atteggiamento che - cito ancora la nuova editor bla bla - portato all'eccesso sfianca il lettore. E chi invece cade in questo errore? Federica Bosco, della quale non ho letto nulla. Però, ed è un gran bel però, la mia nuova editor ha detto - squillino le trombe -
che il mio manoscritto è molto più bello dei libri di Federica Bosco!
Come non gongolare?
In attesa di poter leggere sto benedetto mio secondo romanzo, puntate su Mike Gayle, un numero davvero vincente.
Stay tuned, volevo dirvi altre cose ma, temendo di appesantire il post, lo spezzo in due.
to be continued...
PS. Leggo e apprezzo tutti i vostri commenti, mi avvolgono in un tenero abbraccio, siete tantissimi!
mercoledì 22 agosto 2012
Al limite della notte (e dell'estate e della vita)
Nel monolocale affittato in Valtellina dal 14 agosto - prima siamo stati a casa dei nonni un po' accampati - ho trovato un romanzo di un autore di cui vi ho già parlato:
Michael Cunningham
ho iniziato a leggerlo, con l'utopistica idea di finirlo, cosa che non è avvenuta, per cui l'ho chiesto (e ottenuto) in prestito.
Si tratta di "Al limite della notte" ed. Bompiani, traduzione di Andrea Silvestri.
Credo che nel caso di uno scrittore premiato col Pultizer per il celebre "Le ore" una buona traduzione sia fondamentale. Perchè di Cunningham si apprezza tanto il linguaggio, la ricerca che c'è dietro oltre che la trama.
Peter, quarantenne newyorkese proprietario di una galleria d'arte, e la moglie Rebecca ospitano il fratello minore di lei, denominato Erry, da errore perchè concepito in tarda età e senza alcuna programmazione.
Erry gay, ex tossicodipendente, di bell'aspetto e un po' fancazzista con genitori pronti a correre ad apportare soldi e rimedi ai suoi guai, sconvolgerà la tranquillità di un menage familiare collaudato da vent'anni di matrimonio.
Credo che sia un romanzo indicato per chi è stato a NY e abbia amato la città (insomma tutti, perchè chi visita NY non può non amarla, o no?). Io, che non ci sono stata, ho trovato molto suggestiva la descrizione della metropoli notturna, sempre viva, all'erta con le luci sulla baia, Staten Island e Tribeca. Mi sembrava davvero di essere lì con Peter in una notte insonne di scalpiccii e pensieri.
E poi c'è questa incredibile capacità di Cunnigham di lasciare che la tensione sessuale riempia ogni pagina senza mai risultare pornografico, anche in presenza di descrizioni piuttosto dettagliate che sembrano assolutamente necessarie.
E, per finire, una mia considerazione: credo che i libri non contengano solo quello che tutti possono leggere, ma una parte semi nascosta scritta apposta per te, perchè tu possa coglierla in quel preciso momento della tua vita.
Nel mio caso le pagine dove viene descritta la camera per gli ospiti dei Taylor, una
stanza piena di allegre cianfrusaglie del tutto simile a quella dei nonni, dove ho trascorso 3 notti stranissime, coi ricordi, la polvere ovunque, (tranne nel bagno pulito amorevolmente con effluvi di candeggina da mia mamma che come pulisce lei nessuno al mondo!), la nostalgia, e l'urgente impellenza che tutto potesse tornare come un tempo, come quella sera in cui urlavo a mio marito "voglio che i miei nonni siano qui, voglio voglio voglio, perchè non si può? Dio le cose le ha organizzate un po' male!!".
Noto un po' di sonnolenza nei blog. Non tutti sono via, ma pochi aggiornano regolarmente il blog e mi spiace, e ancor di più mi rattrista leggere post di mommy blog col tormentone "le vacanze coi figli non sono vacanze!" Ogni stagione ha le sue magagne, stagione della vita o stagione stagione tipo l'estate che fa sto caldo e questa mattina mi sono svegliata coi capelli bagnati da tanto avevo sudato la notte. Ma arriverà l'inverno, col piumone tirato fin sulle orecchie.
Insomma tutto passa eh, anche i bimbi crescono e mi sa che li rimpiangerete.
Michael Cunningham
ho iniziato a leggerlo, con l'utopistica idea di finirlo, cosa che non è avvenuta, per cui l'ho chiesto (e ottenuto) in prestito.
Si tratta di "Al limite della notte" ed. Bompiani, traduzione di Andrea Silvestri.
Credo che nel caso di uno scrittore premiato col Pultizer per il celebre "Le ore" una buona traduzione sia fondamentale. Perchè di Cunningham si apprezza tanto il linguaggio, la ricerca che c'è dietro oltre che la trama.
Peter, quarantenne newyorkese proprietario di una galleria d'arte, e la moglie Rebecca ospitano il fratello minore di lei, denominato Erry, da errore perchè concepito in tarda età e senza alcuna programmazione.
Erry gay, ex tossicodipendente, di bell'aspetto e un po' fancazzista con genitori pronti a correre ad apportare soldi e rimedi ai suoi guai, sconvolgerà la tranquillità di un menage familiare collaudato da vent'anni di matrimonio.
Credo che sia un romanzo indicato per chi è stato a NY e abbia amato la città (insomma tutti, perchè chi visita NY non può non amarla, o no?). Io, che non ci sono stata, ho trovato molto suggestiva la descrizione della metropoli notturna, sempre viva, all'erta con le luci sulla baia, Staten Island e Tribeca. Mi sembrava davvero di essere lì con Peter in una notte insonne di scalpiccii e pensieri.
E poi c'è questa incredibile capacità di Cunnigham di lasciare che la tensione sessuale riempia ogni pagina senza mai risultare pornografico, anche in presenza di descrizioni piuttosto dettagliate che sembrano assolutamente necessarie.
E, per finire, una mia considerazione: credo che i libri non contengano solo quello che tutti possono leggere, ma una parte semi nascosta scritta apposta per te, perchè tu possa coglierla in quel preciso momento della tua vita.
Nel mio caso le pagine dove viene descritta la camera per gli ospiti dei Taylor, una
stanza piena di allegre cianfrusaglie del tutto simile a quella dei nonni, dove ho trascorso 3 notti stranissime, coi ricordi, la polvere ovunque, (tranne nel bagno pulito amorevolmente con effluvi di candeggina da mia mamma che come pulisce lei nessuno al mondo!), la nostalgia, e l'urgente impellenza che tutto potesse tornare come un tempo, come quella sera in cui urlavo a mio marito "voglio che i miei nonni siano qui, voglio voglio voglio, perchè non si può? Dio le cose le ha organizzate un po' male!!".
Noto un po' di sonnolenza nei blog. Non tutti sono via, ma pochi aggiornano regolarmente il blog e mi spiace, e ancor di più mi rattrista leggere post di mommy blog col tormentone "le vacanze coi figli non sono vacanze!" Ogni stagione ha le sue magagne, stagione della vita o stagione stagione tipo l'estate che fa sto caldo e questa mattina mi sono svegliata coi capelli bagnati da tanto avevo sudato la notte. Ma arriverà l'inverno, col piumone tirato fin sulle orecchie.
Insomma tutto passa eh, anche i bimbi crescono e mi sa che li rimpiangerete.
venerdì 10 agosto 2012
Tu chiamalo se vuoi destino - Di treni e libri
http://it.wikipedia.org/wiki/Non_buttiamoci_gi%C3%B9
Di questi tempi, giorno più giorno meno, mi appresto sempre ad andare in Valtellina per il ferragosto.
Nel 2005 ignara che il grande mazziere stava per distribuirmi la sua carta migliore, mi feci accompagnare in stazione da un collega e trascorsi tutta la vacanza col suo viso dappertutto, sussultando ad ogni squillo di cell. sperando fosse lui, che non poteva essere perchè non ci eravamo scambiati i numeri.
Forse l'avete già capito: dopo il numero di telefono ci siamo scambiati promesse importanti ed è diventato mio marito. Quella fu un estate di grandi cambiamenti, ma anche di grandiose letture.
Era finalmente uscito Circolo chiuso il seguito de La banda dei brocchi, e due anni più tardi avrei visitato un luogo cruciale della storia, inventata da quel genio di Jonathan Coe, in viaggio di nozze. Un'emozione potente. La mia euforia aumentava col diminuire dei chilometri che ci separavano da Skagen, ad ogni cartello che segnalava la strada ancora da percorrere mi agitavo sempre più. Trovate un sacco di immagini nel link alla fine del post, prendetevi un momento per immergervi nel Nord delle Danimarca.
Lessi con gioiosa sorpresa il romanzo d'esordio di Nicholls che avrebbe poi spopolato con Un giorno. Si intitola Le domande di Brian e ve lo stra-consiglio, recuperatelo da qualche parte.
Ma su quel treno per la Valtellina trovai abbandonato in un posto vuoto una copia del romanzo che vi ho linkato all'inizio del post. Desideravo comprarlo, ma stavo temporeggiando, perchè avevo già speso troppo in libri. Sbadataggine o bookcrossing lo infilai in borsa pregando che nessuno venisse a reclamarlo.
E l'altro giorno la mia nuova editor tra i tanti elogi al mio manoscritto, indovinate cosa mi va a dire?
"Il tuo testo nell'impianto narrativo mi ha ricordato Non buttiamoci giù, che è un libro stupendo!"
E niente, a me tutta questa storia sembra un segno, un cerchio che si chiude e dentro ci sono una miriade di cose belle!
https://www.google.it/search?q=grenen&hl=it&prmd=imvns&tbm=isch&tbo=u&source=univ&sa=X&ei=98EkUIGgAZGWswaK74CYAQ&sqi=2&ved=0CEsQsAQ&biw=1024&bih=567
Di questi tempi, giorno più giorno meno, mi appresto sempre ad andare in Valtellina per il ferragosto.
Nel 2005 ignara che il grande mazziere stava per distribuirmi la sua carta migliore, mi feci accompagnare in stazione da un collega e trascorsi tutta la vacanza col suo viso dappertutto, sussultando ad ogni squillo di cell. sperando fosse lui, che non poteva essere perchè non ci eravamo scambiati i numeri.
Forse l'avete già capito: dopo il numero di telefono ci siamo scambiati promesse importanti ed è diventato mio marito. Quella fu un estate di grandi cambiamenti, ma anche di grandiose letture.
Era finalmente uscito Circolo chiuso il seguito de La banda dei brocchi, e due anni più tardi avrei visitato un luogo cruciale della storia, inventata da quel genio di Jonathan Coe, in viaggio di nozze. Un'emozione potente. La mia euforia aumentava col diminuire dei chilometri che ci separavano da Skagen, ad ogni cartello che segnalava la strada ancora da percorrere mi agitavo sempre più. Trovate un sacco di immagini nel link alla fine del post, prendetevi un momento per immergervi nel Nord delle Danimarca.
Lessi con gioiosa sorpresa il romanzo d'esordio di Nicholls che avrebbe poi spopolato con Un giorno. Si intitola Le domande di Brian e ve lo stra-consiglio, recuperatelo da qualche parte.
Ma su quel treno per la Valtellina trovai abbandonato in un posto vuoto una copia del romanzo che vi ho linkato all'inizio del post. Desideravo comprarlo, ma stavo temporeggiando, perchè avevo già speso troppo in libri. Sbadataggine o bookcrossing lo infilai in borsa pregando che nessuno venisse a reclamarlo.
E l'altro giorno la mia nuova editor tra i tanti elogi al mio manoscritto, indovinate cosa mi va a dire?
"Il tuo testo nell'impianto narrativo mi ha ricordato Non buttiamoci giù, che è un libro stupendo!"
E niente, a me tutta questa storia sembra un segno, un cerchio che si chiude e dentro ci sono una miriade di cose belle!
https://www.google.it/search?q=grenen&hl=it&prmd=imvns&tbm=isch&tbo=u&source=univ&sa=X&ei=98EkUIGgAZGWswaK74CYAQ&sqi=2&ved=0CEsQsAQ&biw=1024&bih=567
domenica 24 giugno 2012
I miei libri per la spiaggia!
Scoppiazzando allegramente ToWriteDown voglio proporvi anch'io i libri che finiranno, a breve, nella mia valigia. Scegliere in quali pagine ci tufferemo durante le vacanze non è mai facile. Soprattutto se si viaggi in treno o in aereo l'esigenza di ridurre il bagaglio può penalizzare velleità libresche, tuttavia di solito abbondo ugualmente, perché ritrovarmi a metà ferie senza più nulla da leggere non mi piace affatto. Comprare qualcosa in loco spesso non è fattibile soprattutto se si è all'estero, ma anche in Italia non sempre una libreria sufficientemente fornita si trova a portata di mano. Del resto odio buttar via soldi acquistando libri che faticherò a terminare. La vita è troppo corta per sprecarla leggendo qualcosa che non mi piace, a discapito di tutti i libri che di sicuro non farò in tempo a leggere! I libri brutti mi fanno davvero andare in bestia!
Li vedete spuntare dalla mia mini borsa da spiaggia.
Se desiderate qualche dettaglio in più continuate a leggere
lunedì 7 maggio 2012
Me ne infischio di Rè Cetriolo!
www.librerialdrovandi.it/index.../Letteratura-infanzia-e-ragazzi
Riaprendo lo scatolone contenente i miei libri d'infanzia, ho ritrovato tanti gioielli, di cui vorrei parlarvi, perchè vedo che nella blog sfera c'è un gran movimento di mamme sempre in cerca di libri per i propri bimbi, possibilmente capaci di uscire dai soliti schemi. (Cars-Mostri-Hello Kitty). Tuttavia poi ho ragionato, che senso avrebbe proporre un titolo se poi risulta fuori catalogo e quindi introvabile?
Smanetta smanetta, perchè questo è anche un blog di servizio, ho trovato un link fantastico: una libreria situata nel centro di Bologna che spedisce in tutta Italia, si paga contrassegno (figo, non è che paghi e poi non sai se arriva!!) e ha in vendita, tra gli altri, il libro di cui vi parlo oggi.
Me ne infischio di Rè Cetriolo, uscito nel 1976 per la BUR dei Ragazzi, è stato un successo internazionale importante. Christine Nostlinger è un'autrice tedesca di fervida ed esilarante immaginazione, con molti titoli all'attivo. Narra le vicende di un'allegra famigliola tedesca della medio borghesia, che si ritrova a combattere con una colonia di cetrioli viventi che hanno deciso di soggiornare nella loro cantina. Il figlio, voce narrante, prende le difese degli intrusi, mentre il padre vorrebbe sopprimerli. Da qui le strepitose avventure, accompagnate da accattivanti immagini che si snodano per 136 pagine fitte e travolgenti. L'ho amato moltissimo. Alle elementeri fu uno dei libri che lessi e relazionai in classe, mentre i miei compagni si scompisciavano sulle sedie. E' davvero un capolavoro da non perdere. Ogni capitolo ha sempre una piccola prefazione a sé, che riassume cosa avverrà nel capitolo stesso. E' un giochino simpatico che fece anche Steinbeck nei romanzi di cui vi ho recentemente parlato, per aiutare il lettore nella ricerca a ritroso di qualche passaggio che desidera rileggere. Ve ne lascio alcuni, per condividerne la simpatia, ed invogliarvi all'acquisto.
Cap. 3 - Dove racconto che cosa ho visto nella camera di papà. Dove papà vuole per colazione una cosa che nessun essere umano può mangiare. E dove vede quanto rapidamente si infrange una tradizione.
Cap. 8 - A casa nostra si sta male, come in una casa senza riscaldamento. Sotto l'orologio a pendolo smontato si trova ogni specie di roba. Per questo alla mamma saltano i nervi. Ma poi le tornano a posto.
Cap. 13 - Aspettiamo. Continuiamo ad aspettare. Intanto parliamo anche, s'intende. Siccome è troppo poco per un capitolo, ci aggiungo quello che è successo a scuola il giorno dopo. Perchè è successa una cosa davvero sbalorditiva.
In ogni caso se siete di Bologna o dintorni un salto alla Libreria Aldrovandi vi consiglio di farlo!
PS. A proposito di libri, sabato andrò al Salone di Torino, se qualcuno tra voi pensa di esserci e vuole incontrarmi, mi scriva una mail e sarà un piacere organizzare qualcosa con voi!
Riaprendo lo scatolone contenente i miei libri d'infanzia, ho ritrovato tanti gioielli, di cui vorrei parlarvi, perchè vedo che nella blog sfera c'è un gran movimento di mamme sempre in cerca di libri per i propri bimbi, possibilmente capaci di uscire dai soliti schemi. (Cars-Mostri-Hello Kitty). Tuttavia poi ho ragionato, che senso avrebbe proporre un titolo se poi risulta fuori catalogo e quindi introvabile?
Smanetta smanetta, perchè questo è anche un blog di servizio, ho trovato un link fantastico: una libreria situata nel centro di Bologna che spedisce in tutta Italia, si paga contrassegno (figo, non è che paghi e poi non sai se arriva!!) e ha in vendita, tra gli altri, il libro di cui vi parlo oggi.
Me ne infischio di Rè Cetriolo, uscito nel 1976 per la BUR dei Ragazzi, è stato un successo internazionale importante. Christine Nostlinger è un'autrice tedesca di fervida ed esilarante immaginazione, con molti titoli all'attivo. Narra le vicende di un'allegra famigliola tedesca della medio borghesia, che si ritrova a combattere con una colonia di cetrioli viventi che hanno deciso di soggiornare nella loro cantina. Il figlio, voce narrante, prende le difese degli intrusi, mentre il padre vorrebbe sopprimerli. Da qui le strepitose avventure, accompagnate da accattivanti immagini che si snodano per 136 pagine fitte e travolgenti. L'ho amato moltissimo. Alle elementeri fu uno dei libri che lessi e relazionai in classe, mentre i miei compagni si scompisciavano sulle sedie. E' davvero un capolavoro da non perdere. Ogni capitolo ha sempre una piccola prefazione a sé, che riassume cosa avverrà nel capitolo stesso. E' un giochino simpatico che fece anche Steinbeck nei romanzi di cui vi ho recentemente parlato, per aiutare il lettore nella ricerca a ritroso di qualche passaggio che desidera rileggere. Ve ne lascio alcuni, per condividerne la simpatia, ed invogliarvi all'acquisto.
Cap. 3 - Dove racconto che cosa ho visto nella camera di papà. Dove papà vuole per colazione una cosa che nessun essere umano può mangiare. E dove vede quanto rapidamente si infrange una tradizione.
Cap. 8 - A casa nostra si sta male, come in una casa senza riscaldamento. Sotto l'orologio a pendolo smontato si trova ogni specie di roba. Per questo alla mamma saltano i nervi. Ma poi le tornano a posto.
Cap. 13 - Aspettiamo. Continuiamo ad aspettare. Intanto parliamo anche, s'intende. Siccome è troppo poco per un capitolo, ci aggiungo quello che è successo a scuola il giorno dopo. Perchè è successa una cosa davvero sbalorditiva.
In ogni caso se siete di Bologna o dintorni un salto alla Libreria Aldrovandi vi consiglio di farlo!
PS. A proposito di libri, sabato andrò al Salone di Torino, se qualcuno tra voi pensa di esserci e vuole incontrarmi, mi scriva una mail e sarà un piacere organizzare qualcosa con voi!
sabato 28 aprile 2012
L'immortalità di John Steinbeck
Il mio autore non vivente preferito è John Steinbeck.
Insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1962 è di sicuro uno dei massimi esponenti della letteratura americana. Tutti lo conoscono per i celeberrimi "Furore" e "La valle dell'Eden", (quest'ultimo anche grazie all'omonimo film), capolavori assoluti di perfezione nel narrare l'odissea di due famiglie che tentano di emergere dalla miseria.
Oggi desidero però parlarvi di due romanzi meno conosciuti ma, certamente, non di minor livello. Vi sarà facile reperire "Vicolo Cannery" e "Quel fantastico giovedì" anche in biblioteca. Letti in quest'ordine, i personaggi sono comuni, offrono un quadro completo di un mondo di diseredati incredibilmente simpatici, ma i due romanzi sono comunque indipendenti e possono essere anche letti separatamente (io per errore ho letto prima il secondo). In " Vicolo Cannery" si narrano dapprima le vicende di Mack e dei ragazzi, tipici emarginati perdigiorno, che stringono un patto di amicizia con un biologo solitario, figura emblematica e per me indimenticabile, che diverrà poi il protagonista di "Quel fantastico giovedì".
Doc - il biologo - reduce di guerra torna a Monterey e ritrova tutto il gruppo, che, con strategie geniali, si adoprerà per restituirgli quel senso di appagamento che la guerra sembra avergli tolto.
Sono due grandi romanzi sociali, ma anche due straordinarie storie d'amicizia e d'amore (oh dai l'amore alla fine c'entra sempre!), i ragazzi infatti individueranno in Suzy una ragazza forestiera di facili costumi, l'elemento di riscatto che indicherà a Doc, con la sua semplicità, la strada da percorrere verso una rinnovato amore per la vita. Entrambi i libri contengono passaggi esilaranti, come l'organizzazione di una festa in maschera, che distendono un contesto comunque disperato.
Esemplari tutti i personaggi, tra i quali mi garba citare Hazel lo sconcertante "tontolotto" del villaggio, che avrà un ruolo determinante per far tornare il biologo l'uomo che era; Fauna, la proprietaria del bordello dove Suzy trova lavoro giunta a Monterey. E di quest'ultima una frase che è una grande verità:
"Non fingere di essere qualcosa che non sei , e non fare come se tu sapessi qualcosa che non sai, sennò presto o tardi batterai una culata per terra."
Credo di essere da sempre innamorata di Doc anche se il fascino di Mack conquisterà forse un pubblico maggiore di lettrici.
Insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1962 è di sicuro uno dei massimi esponenti della letteratura americana. Tutti lo conoscono per i celeberrimi "Furore" e "La valle dell'Eden", (quest'ultimo anche grazie all'omonimo film), capolavori assoluti di perfezione nel narrare l'odissea di due famiglie che tentano di emergere dalla miseria.
Oggi desidero però parlarvi di due romanzi meno conosciuti ma, certamente, non di minor livello. Vi sarà facile reperire "Vicolo Cannery" e "Quel fantastico giovedì" anche in biblioteca. Letti in quest'ordine, i personaggi sono comuni, offrono un quadro completo di un mondo di diseredati incredibilmente simpatici, ma i due romanzi sono comunque indipendenti e possono essere anche letti separatamente (io per errore ho letto prima il secondo). In " Vicolo Cannery" si narrano dapprima le vicende di Mack e dei ragazzi, tipici emarginati perdigiorno, che stringono un patto di amicizia con un biologo solitario, figura emblematica e per me indimenticabile, che diverrà poi il protagonista di "Quel fantastico giovedì".
Doc - il biologo - reduce di guerra torna a Monterey e ritrova tutto il gruppo, che, con strategie geniali, si adoprerà per restituirgli quel senso di appagamento che la guerra sembra avergli tolto.
Sono due grandi romanzi sociali, ma anche due straordinarie storie d'amicizia e d'amore (oh dai l'amore alla fine c'entra sempre!), i ragazzi infatti individueranno in Suzy una ragazza forestiera di facili costumi, l'elemento di riscatto che indicherà a Doc, con la sua semplicità, la strada da percorrere verso una rinnovato amore per la vita. Entrambi i libri contengono passaggi esilaranti, come l'organizzazione di una festa in maschera, che distendono un contesto comunque disperato.
Esemplari tutti i personaggi, tra i quali mi garba citare Hazel lo sconcertante "tontolotto" del villaggio, che avrà un ruolo determinante per far tornare il biologo l'uomo che era; Fauna, la proprietaria del bordello dove Suzy trova lavoro giunta a Monterey. E di quest'ultima una frase che è una grande verità:
"Non fingere di essere qualcosa che non sei , e non fare come se tu sapessi qualcosa che non sai, sennò presto o tardi batterai una culata per terra."
Credo di essere da sempre innamorata di Doc anche se il fascino di Mack conquisterà forse un pubblico maggiore di lettrici.
domenica 22 aprile 2012
Libri Castello e Brunch nella giornata della terra
Oggi nelle scuderie del Castello di Carimate (Co) si è svolta la seconda edizione di una fiera dedicata alla piccola editoria che, come non mi stanco mai di dire, credo vada diffusa e difesa.
E' stato bello coniugare, senza fare chissà quanti chilometri, cultura, passeggio e un buon brunch.
Mi ero infatti informata che nel Castello era possibile fare il brunch a 20 euro anzichè i soliti 25. Io sono una grande estimatrice del brunch, questo si è rivelato ottimo, anche se privo di caffè americano ahi ahi ahi, e molto ricco, impossibile assaggiare tutto. Personale gentile, efficiente e una splendida sala. Lo consiglio per una gitarella. Che poi noi era tantissimo che non si faceva una gita domenicale!
Nell'adiacente Piazza Torchio in un'incantevole coreografia si trovavano le bancarelle degli editori, dove, come al solito, ho raschiato il fondo del barile dei risparmi, e acquistato tutto ciò che vedete nella foto.
Ho ritrovato editori a me noti e ne ho scoperti di nuovi. Mi piace sempre intrattenermi quando vedo gente appassionata nel proprio lavoro, che magari fatica ad affermarsi nonostante le idee tutt'altro che banali.
Ho anche preso contatti con alcuni editori muovendomi nella mia tripla veste di lettrice, scrittrice, e turista appagata.
Per celebrare l'earth day today ho scelto di non cambiare troppi piatti, bicchieri, tazze al brunch, insomma mangiavo e bevevo sempre negli stessi dolce e salato, succhi vari, cibi e bevande (per risparmiare acqua nel lavaggio!) solo che i camerieri continuavano a sostituirmeli, allora gliel'ho spiegato e...mi sa che non han capito!
Si noti il cielo blu (non è piovuto, mentre a Milano ha fatto un bell'acquazzone).
Continuate la lettura... arrivano le foto! : )
E' stato bello coniugare, senza fare chissà quanti chilometri, cultura, passeggio e un buon brunch.
Mi ero infatti informata che nel Castello era possibile fare il brunch a 20 euro anzichè i soliti 25. Io sono una grande estimatrice del brunch, questo si è rivelato ottimo, anche se privo di caffè americano ahi ahi ahi, e molto ricco, impossibile assaggiare tutto. Personale gentile, efficiente e una splendida sala. Lo consiglio per una gitarella. Che poi noi era tantissimo che non si faceva una gita domenicale!
Nell'adiacente Piazza Torchio in un'incantevole coreografia si trovavano le bancarelle degli editori, dove, come al solito, ho raschiato il fondo del barile dei risparmi, e acquistato tutto ciò che vedete nella foto.
Ho ritrovato editori a me noti e ne ho scoperti di nuovi. Mi piace sempre intrattenermi quando vedo gente appassionata nel proprio lavoro, che magari fatica ad affermarsi nonostante le idee tutt'altro che banali.
Ho anche preso contatti con alcuni editori muovendomi nella mia tripla veste di lettrice, scrittrice, e turista appagata.
Per celebrare l'earth day today ho scelto di non cambiare troppi piatti, bicchieri, tazze al brunch, insomma mangiavo e bevevo sempre negli stessi dolce e salato, succhi vari, cibi e bevande (per risparmiare acqua nel lavaggio!) solo che i camerieri continuavano a sostituirmeli, allora gliel'ho spiegato e...mi sa che non han capito!
Si noti il cielo blu (non è piovuto, mentre a Milano ha fatto un bell'acquazzone).
Continuate la lettura... arrivano le foto! : )
lunedì 26 marzo 2012
Madò! (Di libri e amici)
Mi pare che sia di gran moda affermare che il tal periodo è il più freddo/caldo/nevoso/secco/ da secoli.
E così dopo il febbraio più gelido ci tocca il marzo più caldo. Apperò io confermo, eh sì, mai di 'sti tempi avevo estrapolato il mio completo lilla.
Che bello!
Adoro i completi fai da me: maglia Benetton, pantaloni del mercato in questo caso. Identico il colore, e la maglietta l'ho comprata dopo, senza avere il campione con me, che se l'avessi cercata giammai l'avrei trovata; di solito se le sfumature sembrano uguali, quando torno a casa e accosto i due capi fanno vomitare.
Sto cercando un filo conduttore per questo post. Aspetto un'amica per il dopo cena. La conosco da poco meno di trent'anni ma ci eravamo un po' perse di vista, ora abitiamo vicinissimo e abbiamo una disgrazia comune, sì i insomma quella roba lì di cui parlo da Nina. Magari ci abbracciamo sul divano piangendo, ma è più probabile che ci limiteremo a mangiare frollini a scacchiera cioccolato e biscottino, e Ritz. Ah sì il divano rimane quello vecchio, però ci siamo attivati per crare un angolino lettura indonesiano che è una delizia. Poltroncina e tavolinetto arriveranno a maggio. Dicevo i Ritz. Madò era una vita che non compravo i Ritz. Li ho visti al supermercato e li ho presi di getto. Madò adesso scrivo sempre madò madò madò perchè l'ho letto nel romanzo di Clara. Madò c'ho un'amica che ha pubblicato un libro con Bompiani e ha tutti i numeri per diventare un best seller. Madò magari Clara andrà da Bruno Vespa. Che figata, quando l'ho trovato in Mondadori, mica messo di costa come il mio, che per scovarlo devi sapere che esiste, altrimenti cicca cicca, no, "Tu come tutto quello che tocchi" era appoggiato sul tavolo delle novità, come una camicia stirata di fresco. Madò! E niente, i libri che bella cosa. Mi ha scritto Vic tutta felice, persino commossa, per la mia recensione (vedi post precedente), mica ci eravamo accordate: le ho fatto una sorpresa!
La sento così in sintonia con me! Ha un modo di fare delicato, affettuoso e morbido.
Poi nel blog di Elizabeth B. si commentava a chi è piaciuto " L'ombra del vento" e a chi no.
Madò io l'ho adorato, e sto facendo la figura di quelle che legge cose sciape, e si auto-spaccia per pseudo intellettuale. Però che gran bel parlare, parlare di libri, confrontare i gusti.
Quanto i libri mi hanno legato agli amici, mi hanno offerto argomenti come binari dai quali partire, senza mai sapere dove saremmo approdati.
PS. Lo squillo del citofono non mi ha permesso di pubblicare questa mail al momento, lo faccio ora, aggiungendo che è stata proprio una chiacchierata che ci voleva!
E così dopo il febbraio più gelido ci tocca il marzo più caldo. Apperò io confermo, eh sì, mai di 'sti tempi avevo estrapolato il mio completo lilla.
Che bello!
Adoro i completi fai da me: maglia Benetton, pantaloni del mercato in questo caso. Identico il colore, e la maglietta l'ho comprata dopo, senza avere il campione con me, che se l'avessi cercata giammai l'avrei trovata; di solito se le sfumature sembrano uguali, quando torno a casa e accosto i due capi fanno vomitare.
Sto cercando un filo conduttore per questo post. Aspetto un'amica per il dopo cena. La conosco da poco meno di trent'anni ma ci eravamo un po' perse di vista, ora abitiamo vicinissimo e abbiamo una disgrazia comune, sì i insomma quella roba lì di cui parlo da Nina. Magari ci abbracciamo sul divano piangendo, ma è più probabile che ci limiteremo a mangiare frollini a scacchiera cioccolato e biscottino, e Ritz. Ah sì il divano rimane quello vecchio, però ci siamo attivati per crare un angolino lettura indonesiano che è una delizia. Poltroncina e tavolinetto arriveranno a maggio. Dicevo i Ritz. Madò era una vita che non compravo i Ritz. Li ho visti al supermercato e li ho presi di getto. Madò adesso scrivo sempre madò madò madò perchè l'ho letto nel romanzo di Clara. Madò c'ho un'amica che ha pubblicato un libro con Bompiani e ha tutti i numeri per diventare un best seller. Madò magari Clara andrà da Bruno Vespa. Che figata, quando l'ho trovato in Mondadori, mica messo di costa come il mio, che per scovarlo devi sapere che esiste, altrimenti cicca cicca, no, "Tu come tutto quello che tocchi" era appoggiato sul tavolo delle novità, come una camicia stirata di fresco. Madò! E niente, i libri che bella cosa. Mi ha scritto Vic tutta felice, persino commossa, per la mia recensione (vedi post precedente), mica ci eravamo accordate: le ho fatto una sorpresa!
La sento così in sintonia con me! Ha un modo di fare delicato, affettuoso e morbido.
Poi nel blog di Elizabeth B. si commentava a chi è piaciuto " L'ombra del vento" e a chi no.
Madò io l'ho adorato, e sto facendo la figura di quelle che legge cose sciape, e si auto-spaccia per pseudo intellettuale. Però che gran bel parlare, parlare di libri, confrontare i gusti.
Quanto i libri mi hanno legato agli amici, mi hanno offerto argomenti come binari dai quali partire, senza mai sapere dove saremmo approdati.
PS. Lo squillo del citofono non mi ha permesso di pubblicare questa mail al momento, lo faccio ora, aggiungendo che è stata proprio una chiacchierata che ci voleva!
domenica 25 marzo 2012
Un peso sul petto
E' sempre difficile recensire il libro di una persona che si conosce, anche se, per il momento, solo virtualmente.
Insomma stiamo parlando di una blog amica.
Vi ho già presentato in occasione del suo primo romanzo, di Vittoria A. Italiana residente attualmente in a Edimburgo dove ha ambientato "Un peso sul petto" giallo di spessore morale, meteforico e non.
E' un bel libro, questo è proprio semplicemente quello che mi sento di dire di getto.
E di libri brutti ne pubblicano un sacco. Dio solo sa il perchè.
Mi piacciono i thriller vecchio stile, pare non ne scrivano più, anche qui mi vien da chiedermi il motivo e non trovo risposta. I classici, con un bel movente che porta alla scoperta dell'assassino paiono scomparsi. Investigatori capaci, e un po' di cose che non c'entrano per confondere le acque, tanta atmosfera, sangue quanto basta, personaggi sordidi, talvolta scaltri, più spesso maldestri sono elementi demodé.
Non per Vittoria, che osa avventurarsi nei vicoli della sinister side di Edimburgo, prima porgendoci un matassa ingarbugliata, poi aiutandoci a sbrogliarla.
Ci sono 4 donne sceme, amiche tra loro e due non faranno una bella fine. C'è la descrizione di una telefonata intimidatoria fatta da una cabina del telefono, che è letteratura di altissimo livello. Ci sono gli zii di un bimbetto scapestrato, che lo affossano nel suo passato di disperazione invece di tirarlo fuori senza provare alcun rimorso.
Ci sono molti ingredienti tra queste pagine, gli ingredienti giusti per cucinare a fuoco lento il sospetto e gli indizi, lasciando che il lettore si bruci, nel tentativo di sorvegliarne la cottura.
E Vittoria ci serve un piatto delizioso. Il lettore rimane sbigottito, come quando si avventura a pranzo in una vecchia trattoria fuori mano e alla fine fatica ad alzarsi dalla sedia da tanto si è strafogato di gusto.
Perchè un romanzo come questo avrebbe meritato vetrine illuminate e recensioni sui giornali. Io, come al solito, faccio la mia particina diffondendo e difendendo la piccola editoria di qualità.
Se amate Agatha Christie e il plot inglese, non potete lasciarvi sfuggire "Un peso sul petto" Vittoria A. Eclissi Editrice - Collana I Dingo
Insomma stiamo parlando di una blog amica.
Vi ho già presentato in occasione del suo primo romanzo, di Vittoria A. Italiana residente attualmente in a Edimburgo dove ha ambientato "Un peso sul petto" giallo di spessore morale, meteforico e non.
E' un bel libro, questo è proprio semplicemente quello che mi sento di dire di getto.
E di libri brutti ne pubblicano un sacco. Dio solo sa il perchè.
Mi piacciono i thriller vecchio stile, pare non ne scrivano più, anche qui mi vien da chiedermi il motivo e non trovo risposta. I classici, con un bel movente che porta alla scoperta dell'assassino paiono scomparsi. Investigatori capaci, e un po' di cose che non c'entrano per confondere le acque, tanta atmosfera, sangue quanto basta, personaggi sordidi, talvolta scaltri, più spesso maldestri sono elementi demodé.
Non per Vittoria, che osa avventurarsi nei vicoli della sinister side di Edimburgo, prima porgendoci un matassa ingarbugliata, poi aiutandoci a sbrogliarla.
Ci sono 4 donne sceme, amiche tra loro e due non faranno una bella fine. C'è la descrizione di una telefonata intimidatoria fatta da una cabina del telefono, che è letteratura di altissimo livello. Ci sono gli zii di un bimbetto scapestrato, che lo affossano nel suo passato di disperazione invece di tirarlo fuori senza provare alcun rimorso.
Ci sono molti ingredienti tra queste pagine, gli ingredienti giusti per cucinare a fuoco lento il sospetto e gli indizi, lasciando che il lettore si bruci, nel tentativo di sorvegliarne la cottura.
E Vittoria ci serve un piatto delizioso. Il lettore rimane sbigottito, come quando si avventura a pranzo in una vecchia trattoria fuori mano e alla fine fatica ad alzarsi dalla sedia da tanto si è strafogato di gusto.
Perchè un romanzo come questo avrebbe meritato vetrine illuminate e recensioni sui giornali. Io, come al solito, faccio la mia particina diffondendo e difendendo la piccola editoria di qualità.
Se amate Agatha Christie e il plot inglese, non potete lasciarvi sfuggire "Un peso sul petto" Vittoria A. Eclissi Editrice - Collana I Dingo
venerdì 17 febbraio 2012
Come nasce un giallo
http://www.edizionipontegobbo.com/scheda.php?cat=9&id=203
Frequento ormai da 9 anni un gruppo autogestito di scrittura. Ci siamo conosciuti ad un corso e siamo rimasti amici. Fortuna vuole che la sala condominiale affittata per i nostri incontri si trovi ad una fermata di metropolitana da casa mia. La comitiva è compatta e rappresenta un caso più unico che raro in termini di condivisione: il successo di uno è il successo di tutti, non esiste invidia e, ovviamente, ci si ritrova anche per altre uscite conviviali. Io sono la più giovane, alcuni sono nonni e i partecipanti negli anni sono un po' cambiati, ma lo zoccolo duro è rimasto. C'è anche chi abbiamo salutato per sempre, per quell'ultimo viaggio che tutti vorremmo rimandare il più possibile. Lo stile di ognuno è diverso, partecipiamo spesso agli stessi concorsi, con sano spirito competitivo senza che, tra noi, esista un vero agonismo.
Siamo soliti darci un tema, basta anche una parola e, alla riunione successiva, si portano i componimenti e ce li correggiamo reciprocamente, senza presunzione.
Anni fa io proposi qualcosa di più approfondito, avevo letto l'intrigante racconto "Fine di un sogno" di Philip MacDonald, ma mi era parso mancasse di un prequel che fosse all'altezza dell'intero testo. Il compito fu quindi quello di scrivere l'antefatto alla vicenda.
Ora questo esercizio creativo, debitamente rivisto e allungato, è un romanzo di Nanda Mancuso: "Sopravvissuti al Natale".
Ho avuto modo di leggerlo nel corso degli anni, quando Nanda ne portava alcune pagine agli incontri e noi zitti zitti dovevamo correggerle ben poco, perchè lei ha sempre avuto questa scrittura molto pulita.
Lo trovate nel link in alto e posso garantirvi che si tratta di una storia assai avvincente e ben scritta.
Il romanzo è ambientato in Australia e questo aggiunge quel fascino un po' esotico che molti lettori cercano tra le pagine di un libro.
Frequento ormai da 9 anni un gruppo autogestito di scrittura. Ci siamo conosciuti ad un corso e siamo rimasti amici. Fortuna vuole che la sala condominiale affittata per i nostri incontri si trovi ad una fermata di metropolitana da casa mia. La comitiva è compatta e rappresenta un caso più unico che raro in termini di condivisione: il successo di uno è il successo di tutti, non esiste invidia e, ovviamente, ci si ritrova anche per altre uscite conviviali. Io sono la più giovane, alcuni sono nonni e i partecipanti negli anni sono un po' cambiati, ma lo zoccolo duro è rimasto. C'è anche chi abbiamo salutato per sempre, per quell'ultimo viaggio che tutti vorremmo rimandare il più possibile. Lo stile di ognuno è diverso, partecipiamo spesso agli stessi concorsi, con sano spirito competitivo senza che, tra noi, esista un vero agonismo.
Siamo soliti darci un tema, basta anche una parola e, alla riunione successiva, si portano i componimenti e ce li correggiamo reciprocamente, senza presunzione.
Anni fa io proposi qualcosa di più approfondito, avevo letto l'intrigante racconto "Fine di un sogno" di Philip MacDonald, ma mi era parso mancasse di un prequel che fosse all'altezza dell'intero testo. Il compito fu quindi quello di scrivere l'antefatto alla vicenda.
Ora questo esercizio creativo, debitamente rivisto e allungato, è un romanzo di Nanda Mancuso: "Sopravvissuti al Natale".
Ho avuto modo di leggerlo nel corso degli anni, quando Nanda ne portava alcune pagine agli incontri e noi zitti zitti dovevamo correggerle ben poco, perchè lei ha sempre avuto questa scrittura molto pulita.
Lo trovate nel link in alto e posso garantirvi che si tratta di una storia assai avvincente e ben scritta.
Il romanzo è ambientato in Australia e questo aggiunge quel fascino un po' esotico che molti lettori cercano tra le pagine di un libro.
domenica 12 febbraio 2012
L'apprendista libraio
Molti mi dicono di pubblicare il mio nuovo romanzo su Amazon e buonanotte agli editori! Che dire? Son tentata.
E c'è chi l'ha fatto e in poco tempo ha scalato egregiamente le classifiche. E non sto parlando di leggende metropolitane, ma di un blog amico che leggo volentieri, anche se non lo commento spesso.
Ho avuto il piacere di scrivergli una mail e mi ha risposto subito e questo gli fa onore. E poi scrive bene che è l'elemento fondamentale.
Ecco qua: si chiama Stefano Amato e vi linko il blog
http://apprendistalibraio.blogspot.com/2012/02/lapprendista-libraio-il-romanzo.html
e, più precisamente il post di presentazione del libro, dal quale poi ovviamente
potrete gustarvi il blog dell'apprendista libraio e addirittura legger l'incipit del
romanzo, che già dalle prime pagine promette assai.
272 copie vendute in 48 ore, un risultato grandioso! Credo che gli editori avrebbero molto su cui meditare, peccato che spesso siano troppo occupati a pubblicare i libri delle veline, cuochine, stupidine e raccomandatine.
E c'è chi l'ha fatto e in poco tempo ha scalato egregiamente le classifiche. E non sto parlando di leggende metropolitane, ma di un blog amico che leggo volentieri, anche se non lo commento spesso.
Ho avuto il piacere di scrivergli una mail e mi ha risposto subito e questo gli fa onore. E poi scrive bene che è l'elemento fondamentale.
Ecco qua: si chiama Stefano Amato e vi linko il blog
http://apprendistalibraio.blogspot.com/2012/02/lapprendista-libraio-il-romanzo.html
e, più precisamente il post di presentazione del libro, dal quale poi ovviamente potrete gustarvi il blog dell'apprendista libraio e addirittura legger l'incipit del
romanzo, che già dalle prime pagine promette assai.
272 copie vendute in 48 ore, un risultato grandioso! Credo che gli editori avrebbero molto su cui meditare, peccato che spesso siano troppo occupati a pubblicare i libri delle veline, cuochine, stupidine e raccomandatine.
venerdì 27 gennaio 2012
Il futuro della (giornata della) memoria
Capita di avere inconsapevolemente vicino scrittori davvero capaci, una categoria di persone alla quale ambisco di appartenere. Così la moglie giornalista di un mio caro e storico collega è anche l'autrice del libro che sto leggendo in questi giorni, per onorare in qualche modo la Giornata della memoria.
Di Stefania Consenti e del suo importante lavoro ne hanno parlato anche al Tg Regionale di Rai 3. Si tratta di conversazioni con Nedo Fiano, Liliana Segre e Piero Terracina testimoni della Shoah.
La domanda che Stefania si pone, e pone un po' sottovoce ai suoi interlocutori, è "cosa sarà della memoria quando gli ultimi sopravvissuti non ci saranno più?"
Perchè per assurdo che sia esistono anche i negazionisti.
Del resto la mia insegnante di tedesco all'epoca ci fece cancellare una frase sulla crudeltà nazista che era riportata sul nostro libro di cultura germanica. Inorridii al suo: "questo pezzo lo saltate, che poi si è saputo che anche i - non ricordo quale popolo citò - hanno fatto un sacco di nefandezze!"
Non la cancellai e feci uno delle mie solite rivoluzioni, giocandomi per sempre la Prof. (e forse qualche punticino alla maturità, visto che poi divenne il membro interno).
Di Stefania Consenti e del suo importante lavoro ne hanno parlato anche al Tg Regionale di Rai 3. Si tratta di conversazioni con Nedo Fiano, Liliana Segre e Piero Terracina testimoni della Shoah.
La domanda che Stefania si pone, e pone un po' sottovoce ai suoi interlocutori, è "cosa sarà della memoria quando gli ultimi sopravvissuti non ci saranno più?"
Perchè per assurdo che sia esistono anche i negazionisti.
Del resto la mia insegnante di tedesco all'epoca ci fece cancellare una frase sulla crudeltà nazista che era riportata sul nostro libro di cultura germanica. Inorridii al suo: "questo pezzo lo saltate, che poi si è saputo che anche i - non ricordo quale popolo citò - hanno fatto un sacco di nefandezze!"
Non la cancellai e feci uno delle mie solite rivoluzioni, giocandomi per sempre la Prof. (e forse qualche punticino alla maturità, visto che poi divenne il membro interno).
sabato 14 gennaio 2012
Dannati Danni
Il romanzo di cui voglio parlarvi oggi l'ho scoperto grazie al pattinaggio selvaggio nella blog sfera.
E, molti mesi dopo, mi sono imbattuta nel libro alla Fiera della media editoria che si è svolta a Milano a fine novembre. Non ho esitato un attimo a comprarlo e ho fatto molto bene.
Vittoria A. l'autrice (che sta diventando un'ottima blog amica mia) è una giovene esordiente bella e di talento. Il suo secondo libro, pubblicato sempre con l'editore Eclissi è un giallo di cui vi parlerò non appena l'avrò letto. (L'ho acquistato nella medesima occasione).
Ma parliamo di Dannati Danni. I Danni sono una strampalata e vagamente gotica famiglia milanese che vive perennemente in bilico tra pignoramento di mobili, tracolli finanziari e fantasiosi escamotage per restare, in qualche modo a galla.
La figlia Vic sembra diversa dai propri stravaganti genitori e, stanca di un'esistenza sul filo del rasoio e del ritornello "poteva andare peggio!" quando il peggio è stato raggiunto innumerevoli volte, scappa in Scozia dove si inventa un'esistenza altrettanto alternativa, ma meno pericolosa.
Eclettici personaggi e uno stile decisamente particolare fanno da sfondo a una narrazione avvincente, dove spesso troviamo anche un'inaspettata vena malinconica.
Non perdetevi quindi
Dannati Danni di Vittoria A. Eclissi Editrice Collana I gatti del Cheshire.
E, molti mesi dopo, mi sono imbattuta nel libro alla Fiera della media editoria che si è svolta a Milano a fine novembre. Non ho esitato un attimo a comprarlo e ho fatto molto bene.
Vittoria A. l'autrice (che sta diventando un'ottima blog amica mia) è una giovene esordiente bella e di talento. Il suo secondo libro, pubblicato sempre con l'editore Eclissi è un giallo di cui vi parlerò non appena l'avrò letto. (L'ho acquistato nella medesima occasione).
Ma parliamo di Dannati Danni. I Danni sono una strampalata e vagamente gotica famiglia milanese che vive perennemente in bilico tra pignoramento di mobili, tracolli finanziari e fantasiosi escamotage per restare, in qualche modo a galla.
La figlia Vic sembra diversa dai propri stravaganti genitori e, stanca di un'esistenza sul filo del rasoio e del ritornello "poteva andare peggio!" quando il peggio è stato raggiunto innumerevoli volte, scappa in Scozia dove si inventa un'esistenza altrettanto alternativa, ma meno pericolosa.
Eclettici personaggi e uno stile decisamente particolare fanno da sfondo a una narrazione avvincente, dove spesso troviamo anche un'inaspettata vena malinconica.
Non perdetevi quindi
Dannati Danni di Vittoria A. Eclissi Editrice Collana I gatti del Cheshire.
mercoledì 14 dicembre 2011
Il libro che metterei sotto l'albero di tutti
...Non era difficile vedermi vagare per le stradine di Dueville, spingendomi fino ai confini del fitto bosco, con un libro tra le mani, mente mi lasciavo coinvolgere da storie misteriose di fantasmi. Le nebbie autunnali mi avvolgevano mentre camminavo fantasticando su improbabili tombe scoperchiate, su tetre avventure dove io non ero l’eroina impaurita in attesa di un principe che la salvasse, bensì una strega o un eroe impavido e nerovestito.
Il giorno in cui arrivai fino all’ultima casa, al limite della brughiera, avevo appena terminato di leggere “Il buio oltre la siepe” e la catapecchia che si frappose fra me e il nulla alle spalle mi apparve del tutto simile all’abitazione di Boo Radley ...
(to be continued)
Il buio oltre la siepe di Harper Lee -
è il libro che vi consiglio per le vacanze di Natale.
Da (ri)leggere, ma, soprattutto da regalare.
Un romanzo di un'attualità sconcertante, dopo i fatti di Firenze di ieri. Di una bellezza da togliere il fiato, vibrante di poesia e davvero sta sera (programmo il post per domattina) non trovo le parole perchè è un capolavoro assoluto e continuo a trovare intolleranza ovunque, il che mi blocca i pensieri. Che poi il diverso vada tollerato è già piuttosto indecente di per sè.
PS. Mio lo stralcio iniziale, un racconto pubblicato anni fa in antologia, che arrivò secondo ad un concorso.
PS 2 Uh Signur mi accorgo ora che avete commentato in tantissimi quelle 4 righe buttate giù in ufficio, ovvero il post precedente. Ma come sono fortunata ad avervi!! Grazie!!!!
venerdì 2 dicembre 2011
La gloriosa tradizione della short story americana
Si ragionava, durante il primo incontro con Clara, di quanto in Italia manchi totalmente una tradizione di letteratura in termini di racconti. L'unica opzione è che un autore già affermato con diversi romanzi, metti Feletti, proponga una raccolta di suoi racconti, che a quel punto diventano spendibili. Le antologie che comprendono diversi autori sono spesso presenti sugli scaffali, ma non se le fila nessuno. Uno scrittore che pubblichi quasi esclusivamente racconti non è contemplato nel panorama del nostro bel paese. Peccato. Perchè un racconto può essere una buona scelta per una lettura, magari serale, da iniziarsi e concludersi in uno spazio di tempo preciso, breve, senza quella smania di mangiare pagine, ma con una sana voglia di dedicarsi al puro piacere di una lettura di qualità. Perchè specializzarsi nello scrivere racconti significa dedicarsi a qualcosa di molto specifico e davvero raffinato. In un racconto non ci si possono permettere errori, a differenza di quanto accade con un romanzo magari anche lungo, dove una sbavatura viene camuffata all'interno di un gruppo di pagine più nutrito. Il racconto quando raggiunge un livello davvero alto è sublime, è arte, è ... è la short story americana.
Io, che ho frequentato un impegnativo corso di scrittura creativa basato su questo spaccato narrativo, mi sono avvicinata al genere con grande titubanza, proprio perchè in Italia c'è questa idea che un racconto sia meno importante di un romanzo.
Poi ho conosciuto Alice Munro, definita da Jonathan Franzen la più grande narratrice vivente del Nord America, e me ne sono innamorata perdutamente.
Canadese, autrice di grande impatto e valore la Munro non spreca parole inutili.
Sentite, anzi leggete, l'incipit del racconto "Nemico, amico, amante..." che da il titolo all'intera raccolta composta da 9 racconti:
Anni fa, prima che tanti treni sulle linee secondarie venissero sopressi, una donna dalla fronte alta e lentigginosa e una matassa di capeli rossi, si presentò in stazione per informarsi riguardo alla spedizione di certi mobili.
Non vi pare che con poche righe sia riuscita a creare nel lettore un gran senso di attesa, offrendo un ventaglio di possibilità?
Chi è la donna? Perchè e dove deve spedire i mobili? E' tanto importante il suo aspetto fisico? Forse deve traslocare? O magari regalare i mobili ad un parente lontano?
Questo, secondo me, è il grande potere della letteratura di qualità: saperci proiettare in un mondo lontano nello spazio e nel tempo. Non vi pare di poter addirittura vedere la stazione ferroviaria, percepire la polvere allo sportello, nonostante non siate mai stati in una stazione in quell'epoca in America, anzi presumibilmente non eravate neppure nati e non siete mai stati in America?
E non vi viene una gran voglia di conoscere come prosegue la storia?
Ecco, la short story americana, con i suoi eccezionali esponenti, rappresenta un ottimo esempio di come certi autori abbiano davvero in mano un'arte, di come la maneggino con cura e abilità, e di come possano farci compagnia nelle sere invernali. E poi c'è Clara che voleva andare a NY e invece è approdata in India e scrive racconti che ti sbattono in un angolo a fare i conti con tutto quello che hai dentro.
Io, che ho frequentato un impegnativo corso di scrittura creativa basato su questo spaccato narrativo, mi sono avvicinata al genere con grande titubanza, proprio perchè in Italia c'è questa idea che un racconto sia meno importante di un romanzo.
Poi ho conosciuto Alice Munro, definita da Jonathan Franzen la più grande narratrice vivente del Nord America, e me ne sono innamorata perdutamente.
Canadese, autrice di grande impatto e valore la Munro non spreca parole inutili.
Sentite, anzi leggete, l'incipit del racconto "Nemico, amico, amante..." che da il titolo all'intera raccolta composta da 9 racconti:
Anni fa, prima che tanti treni sulle linee secondarie venissero sopressi, una donna dalla fronte alta e lentigginosa e una matassa di capeli rossi, si presentò in stazione per informarsi riguardo alla spedizione di certi mobili.
Non vi pare che con poche righe sia riuscita a creare nel lettore un gran senso di attesa, offrendo un ventaglio di possibilità?
Chi è la donna? Perchè e dove deve spedire i mobili? E' tanto importante il suo aspetto fisico? Forse deve traslocare? O magari regalare i mobili ad un parente lontano?
Questo, secondo me, è il grande potere della letteratura di qualità: saperci proiettare in un mondo lontano nello spazio e nel tempo. Non vi pare di poter addirittura vedere la stazione ferroviaria, percepire la polvere allo sportello, nonostante non siate mai stati in una stazione in quell'epoca in America, anzi presumibilmente non eravate neppure nati e non siete mai stati in America?
E non vi viene una gran voglia di conoscere come prosegue la storia?
Ecco, la short story americana, con i suoi eccezionali esponenti, rappresenta un ottimo esempio di come certi autori abbiano davvero in mano un'arte, di come la maneggino con cura e abilità, e di come possano farci compagnia nelle sere invernali. E poi c'è Clara che voleva andare a NY e invece è approdata in India e scrive racconti che ti sbattono in un angolo a fare i conti con tutto quello che hai dentro.
mercoledì 31 agosto 2011
Che fine ha fatto P.D. James?
Anni fa, ai musei di Porta Romana, è stata allestita una simpatica mostra sui “gialli”. Tra le altre cose si ammirava la ricostruzione di diversi scenari; ad una tavola imbandita sedevano i 12 investigatori più famosi del mondo. Constatai la presenza del mio favorito: Ellery Queen.
Appeso a un gancio c’era il camice di Kay Scarpetta, e , in un angolo, la teiera di Miss Marple. Al termine della visita si potevano annotare i propri commenti sul libro degli ospiti. Lessi alcune righe precedentemente scritte: “avete dimenticato P. D. James!”
Mi unii a quella protesta, pensando che l’omissione era stata in effetti gravissima. Al di là dei miei gusti personali, non si può dimenticare che la scrittrice inglese è stata insignita del titolo di Baronetto della Regina Elisabetta, per meriti letterari, e siede alla Camera dei Lords.
Ciò che colpisce maggiormente è il percorso di crescita che P. D. James ha intrapreso dal suo primo lavoro -“Copritele il volto”- giallo molto apprezzabile, ma che risentiva di una certa staticità.
Nei lavori successivi descrizioni lunghi, giudicate spesso lente, appesantivano una narrazione che rimaneva, a mio avviso, comunque di ottimo livello. In “Morte in seminario" siamo di fronte a 500 pagine di misterioso intreccio, scorrevolissimo nonostante la mole. Il lettore viene catapultato fin dalla prima pagina, in un’atmosfera di epoca Tudor e moderna al contempo, dove ogni riga è cesellata con estrema cura.
L’evoluzione evidente nello stile e nella trama è avvenuto con “Morte sul fiume”. Qui il fulcro è la registrazione della motivazione dell’assassino fatta ascoltare a una delle vittime, mentre sta morendo per intossicazione da monossido di carbonio, in una stanza chiusa. Solo al termine ogni tessera del mosaico, finalmente al suo posto, renderà comprensibile la storia avvincente, e il perché di quella registrazione.
Nel libro seguente, dall’indovinato titolo “Una certa giustizia”, l’ascesa di P. D. James continua. Ancora una volta, più che una caccia all’assassino, è una lotta contro il Male a catturare il lettore e, in entrambi il romanzi, una parte di me arrivò a condividere la voglia di giustizia che costituisce il movente.
Col già citato “Morte in seminario” P.D. James raggiunge l’apice. Pensai che difficilmente avrebbe potuto superare da se stessa, ma mi sbagliavo, infatti con gli ultimi 2 romanzi, tomi di spessore in senso metaforico e non, “La stanza dei delitti” e “La paziente privata” pubblicato nel 2009 l’autrice ci regala pagine di rara bellezza che smentiscono il mio pensiero.
Pochi autori, forse Ruth Rendell, possono contenderle lo scettro di regina della suspense. Di sicuro non Faletti, o l’autore di “Uomini che odiano le donne” tanto osannato dalla critica, i quali più che Re, coi quali dividersi il trono, sembrano piuttosto umili cortigiani.
Ciò che stupisce è l’intreccio ricco, senza scadere mai nella confusione, le motivazioni e quel vago senso di inquietudine che bloccano il lettore alla poltrona, inducendolo a controllare di aver ben chiuso porte e finestre.
Tra i meriti di P. D. James l’aver saputo elevare la tipica ambientazione inglese, allontanandola da stucchevoli stereotipi alla Agatha Christie, mantenendola comunque su un piano di intramontabile English style. Per le sue opere più recenti -non è solo la mia opinione- , ma anche quella più autorevole di riviste del settore, il termine di “giallo” risulta riduttiva. Si tratta infatti di veri drammi, con l’indagine condotta magistralmente da Adam Dalgliesh: il poliziotto poeta. Questo comandante di gran classe avrebbe meritato un posto a tavola, tra gli investigatori più celebri. Del resto 13 commensali, laddove il delitto costituiva il piatto principale, sarebbe stato un numero più azzeccato!
Aspetto con ansia il prossimo romanzo, ma temo non verrà: P.D. James ha ormai 91 anni, me la voglio immaginare mentre sorseggia una buona tazza di English tea, nella brughiera inglese, una porta che scricchiola in sottofondo.
lunedì 18 luglio 2011
Un'estate con Brunella
Come promesso ecco un intero post dedicato alla grandissima Brunella Gasperini.
Giornalista, scrittrice, moglie e madre appagata la sua modernità appare oggi evidente e apprezzabile, mentre, almeno secondo me, è misteriosa la politica editoriale per cui i suoi libri non vengono più ristampati da anni, privando le ragazze d'oggi di conoscerla.
Un'idea vincente potrebbe essere quella di proporre i suoi romanzi settimanalmente, proprio per rendere omaggio a una donna che, lo ricordo volentieri, tenne una rubrica di "posta del cuore" seguitissima, mai banale, e assolutamente ineguagliabile.
Tra i vari link presenti nel web, vi segnalo questo perchè offre una bibliografia completa.
http://it.wikipedia.org/wiki/Brunella_Gasperini
Brunella ha fatto compagnia alle donne della mia generazione, e ancor di più, a quella di mia madre, ma per me non era affatto "datata".
Non credo esistano scrittrici del suo calibro, tanto dolentemente ironica e vera.
I suoi libri possono dividersi in due grandi gruppi con continue interferenze: le autobiografie (esilaranti le cronache famigliari) e i romanzi più di fantasia, dove, tuttavia i luoghi (S. Mamete in cima) sono gli stessi. Nonostante alcuni personaggi come: la ragazza povera virtuosa sedotta, il bel ragazzo ricco ma scapestrato, l'impossibile trio sentimentale siano ricorrenti al punto da rendere alcune storie perfettamente aderenti una all'altra, i suoi libri non risultano mai scontati. Penso a tanti autori moderni che scrivono un libro per poi riproporla in fotocopia, cambiando ben pochi elementi e raggiungono un successo notevole e poi penso a lei, che attaccava sulla scrivania il foglio "non rompetemi il filo", dava i nomi agli oggetti, facendo "pat pat" alle cose in segno d'affetto e viveva in mezzo a simpatici cagnoloni.
Poi penso alle mie estati assolate, un suo romanzo tra le mani.
Due titoli su tutti: "Le ragazze delle villa accanto" e il seguito (letto, giustamente l'estate successiva) "Ero io quella".
Spostavo la sedia sempre più in là, cercando l'ultimo spicchio d'ombra, evitando il sole che mi avrebbe costretta a chiudere quelle pagine tanto amate e divorate. Condividevo i tormenti adolescenziali delle protagoniste, che erano tutte troppo magre e messe in un angolo alle feste in casa, proprio come me.
Evviva i buoni sentimenti, abbasso la retorica, sembrava volerci dire, e come sapeva esprimere bene lei, questo nobile concetto!
Ed ora che tento di fare la scrittrice capisco che la difficoltà più grande sia crearsi uno stile e portarlo avanti fino in fondo, anche quando può risultare controcorrente, poco commerciale, e per questo davvero "unico". Brunella c'è riuscita!
PS. Sedia gonfiabile galleggiante in mare, cullata dalle onde (che a volte mi portavano fino alle boe senza che me ne rendessi conto) leggendo Fanali gialli di cui vi ho già parlato, ecco la versione 2011, della mia estate con Brunella.
Giornalista, scrittrice, moglie e madre appagata la sua modernità appare oggi evidente e apprezzabile, mentre, almeno secondo me, è misteriosa la politica editoriale per cui i suoi libri non vengono più ristampati da anni, privando le ragazze d'oggi di conoscerla.
Un'idea vincente potrebbe essere quella di proporre i suoi romanzi settimanalmente, proprio per rendere omaggio a una donna che, lo ricordo volentieri, tenne una rubrica di "posta del cuore" seguitissima, mai banale, e assolutamente ineguagliabile.
Tra i vari link presenti nel web, vi segnalo questo perchè offre una bibliografia completa.
http://it.wikipedia.org/wiki/Brunella_Gasperini
Brunella ha fatto compagnia alle donne della mia generazione, e ancor di più, a quella di mia madre, ma per me non era affatto "datata".
Non credo esistano scrittrici del suo calibro, tanto dolentemente ironica e vera.
I suoi libri possono dividersi in due grandi gruppi con continue interferenze: le autobiografie (esilaranti le cronache famigliari) e i romanzi più di fantasia, dove, tuttavia i luoghi (S. Mamete in cima) sono gli stessi. Nonostante alcuni personaggi come: la ragazza povera virtuosa sedotta, il bel ragazzo ricco ma scapestrato, l'impossibile trio sentimentale siano ricorrenti al punto da rendere alcune storie perfettamente aderenti una all'altra, i suoi libri non risultano mai scontati. Penso a tanti autori moderni che scrivono un libro per poi riproporla in fotocopia, cambiando ben pochi elementi e raggiungono un successo notevole e poi penso a lei, che attaccava sulla scrivania il foglio "non rompetemi il filo", dava i nomi agli oggetti, facendo "pat pat" alle cose in segno d'affetto e viveva in mezzo a simpatici cagnoloni.
Poi penso alle mie estati assolate, un suo romanzo tra le mani.
Due titoli su tutti: "Le ragazze delle villa accanto" e il seguito (letto, giustamente l'estate successiva) "Ero io quella".
Spostavo la sedia sempre più in là, cercando l'ultimo spicchio d'ombra, evitando il sole che mi avrebbe costretta a chiudere quelle pagine tanto amate e divorate. Condividevo i tormenti adolescenziali delle protagoniste, che erano tutte troppo magre e messe in un angolo alle feste in casa, proprio come me.
Evviva i buoni sentimenti, abbasso la retorica, sembrava volerci dire, e come sapeva esprimere bene lei, questo nobile concetto!
Ed ora che tento di fare la scrittrice capisco che la difficoltà più grande sia crearsi uno stile e portarlo avanti fino in fondo, anche quando può risultare controcorrente, poco commerciale, e per questo davvero "unico". Brunella c'è riuscita!
PS. Sedia gonfiabile galleggiante in mare, cullata dalle onde (che a volte mi portavano fino alle boe senza che me ne rendessi conto) leggendo Fanali gialli di cui vi ho già parlato, ecco la versione 2011, della mia estate con Brunella.
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