mercoledì 31 agosto 2011

Che fine ha fatto P.D. James?

Anni fa, ai musei di Porta Romana, è stata allestita una simpatica mostra sui “gialli”. Tra le altre cose si ammirava la ricostruzione di diversi scenari; ad una tavola imbandita sedevano i 12 investigatori più famosi del mondo. Constatai la presenza del mio favorito: Ellery Queen.

Appeso a un gancio c’era il camice di Kay Scarpetta, e , in un angolo, la teiera di Miss Marple. Al termine della visita si potevano annotare i propri commenti sul libro degli ospiti. Lessi alcune righe precedentemente scritte: “avete dimenticato P. D. James!”

Mi unii a quella protesta, pensando che l’omissione era stata in effetti gravissima. Al di là dei miei gusti personali, non si può dimenticare che la scrittrice inglese è stata insignita del titolo di Baronetto della Regina Elisabetta, per meriti letterari, e siede alla Camera dei Lords.

                  Ciò che colpisce maggiormente è il percorso di crescita che P. D. James ha intrapreso dal suo primo lavoro -“Copritele il volto”- giallo molto apprezzabile, ma che risentiva di una certa staticità.

         Nei lavori successivi descrizioni lunghi, giudicate spesso lente, appesantivano una narrazione che rimaneva, a mio avviso, comunque di ottimo livello. In “Morte in seminario" siamo di fronte a 500 pagine di misterioso intreccio, scorrevolissimo nonostante la mole. Il lettore viene catapultato fin dalla prima pagina, in un’atmosfera di epoca Tudor e moderna al contempo, dove ogni riga è cesellata con estrema cura.

         L’evoluzione evidente nello stile e nella trama è avvenuto con “Morte sul fiume”. Qui il fulcro è la registrazione della motivazione dell’assassino fatta ascoltare a una delle vittime, mentre sta morendo per intossicazione da monossido di carbonio, in una stanza chiusa. Solo al termine ogni tessera del mosaico, finalmente al suo posto, renderà comprensibile la storia avvincente, e il perché di quella registrazione.

         Nel libro seguente, dall’indovinato titolo “Una certa giustizia”, l’ascesa di P. D. James continua. Ancora una volta, più che una caccia all’assassino, è una lotta contro il Male a catturare il lettore e, in entrambi il romanzi, una parte di me arrivò a condividere la voglia di giustizia che costituisce il movente.

         Col già citato “Morte in seminario” P.D. James raggiunge l’apice. Pensai che  difficilmente avrebbe potuto superare da se stessa, ma mi sbagliavo, infatti con gli ultimi 2 romanzi, tomi di spessore in senso metaforico e non, “La stanza dei delitti” e “La paziente privata” pubblicato nel 2009 l’autrice ci regala pagine di rara bellezza che smentiscono il mio pensiero.

Pochi autori, forse Ruth Rendell, possono contenderle lo scettro di regina della suspense. Di sicuro non Faletti, o l’autore di “Uomini che odiano le donne” tanto osannato dalla critica, i quali più che Re, coi quali dividersi il trono, sembrano piuttosto umili cortigiani.

Ciò che stupisce è l’intreccio ricco, senza scadere mai nella confusione, le motivazioni e quel vago senso di inquietudine che bloccano il lettore alla poltrona, inducendolo a controllare di aver ben chiuso porte e finestre.


Tra i meriti di P. D. James l’aver saputo elevare la tipica ambientazione inglese, allontanandola da stucchevoli stereotipi alla Agatha Christie, mantenendola comunque su un piano di intramontabile English style. Per le sue opere più recenti -non è solo la mia opinione- , ma anche quella più autorevole di riviste del settore, il termine di “giallo” risulta riduttiva. Si tratta infatti di veri drammi, con l’indagine condotta magistralmente da Adam Dalgliesh: il poliziotto poeta. Questo comandante di gran classe avrebbe meritato un posto a tavola, tra gli investigatori più celebri. Del resto 13 commensali, laddove il delitto costituiva il piatto principale, sarebbe stato un numero più azzeccato!


Aspetto con ansia il prossimo romanzo, ma temo non verrà: P.D. James ha ormai 91 anni, me la voglio immaginare mentre  sorseggia una buona tazza di English tea, nella brughiera inglese, una porta che scricchiola in sottofondo.

10 commenti:

Miss ha detto...

Cara Ilaria, anche in questo ci assomigliamo.....adoro i gialli anch'io. E sto rivedendo tutte le vecchie puntate del telefilm Ellery Queen. cosa ne dici di organizzare una cena con delitto con altre amiche blog che condividono la nostra passione????
buona giornata.

AdeliaElWakil ha detto...

ciao Ilaria
spero di riuscire a pubblicare almeno questo commento
spesso purtroppo quando clicco per pubblicare mi si blocca tutto.
io non amo particolarmente i gialli ma mi fa piacere leggerti così entusiasta.
un abbraccio

annaelle ha detto...

Ok, con i gialli mi sento molto a mio agio: li amo praticamente tutti!
Tra l'altro sono curiosa: quali erano i 12 investigatori più famosi?
Per P.D. James condivido appieno quanto hai detto.
Per Ellery Queen devo ammere di essermi prima innamorata del telefilm e poi dei libri... anche perchè il telefilm l'ho visto da piccola.
Parlando invece di Kay Scarpetta della Cornwell devo fare una confessione: ho letto, per primo, il terzo libro della serie, Sono rimasta talmente colpita che sono subito andata a caccia dei due precedenti e poi attendevo con ansia ogni suo nuovo libro. Facevo una testa tale ai miei colleghi che per Natale mi regalarono il libro: "La cena di Natale: a tacola con Kay Scarpetta". Ma poi, Forse da Ultimo distretto, questo innamoramento è andato via via scemando... fino al totale disinteresse. Non so, forse è colpa mia che quando la storia degli investigatori o, come in questo caso dell'anatomo-patologa, entra eccessivamente nella trama dei libri me ne disinteresso... o forse ho semplicemente smesso di seguire l'evoluzione dei personaggi e me ne sono disinnamorata.

leparoleverranno ha detto...

Ahimè, mai letto anche P.D.James.
Qui bisogna correre ai ripari... :-)

Rita ha detto...

di fretta ti dico solo.... l'ho vista anch'io quella mostra!!!
con calma torno per parlare di gialli e giallisti :)
ciaoooooooo

Lisa ha detto...

Anche io ammetto la mia ignoranza su P.D. James, e sì che i gialli sono tra i miei preferiti... :/ ora mi hai messo curiosità, tra qualche giorno devo passare in biblioteca per cui so già cosa cercare ehehe :)
La Cornwell ho cominciato a leggerla ad inizio università, tra i vari tirocini c'era anche da assistere ad autopsie, per cui mi sembrava un argomento adatto ehehe

Owl ha detto...

Ilaria condivido in pieno!
Mi manca da leggere l'ultimo del 2009, ma su tutti gli altri sono completamente d'accordo con te!
Lei è una delle mie autrici preferite.
Io sono negata nelle recensioni, anche se leggo tanto, quindi complimenti anche per la tua critica!

Stefy ha detto...

Certo che passo ^__^ ad ogni nuovo post a controllare se il temporale passa :D

Heidi ha detto...

Ciao, ti ho scoperta da poco, tramite le Fate del Feltro, e volevo condividere anch'io la mia passione per P.D. James, la adoro, aspetto sempre con ansia l'uscita dei suoi libri, è forse l'unica autrice per cui non aspetto che esca l'edizione economica, appena esce il libro si compra e basta, anzi, visto che anche mio marito li legge, ce lo contendiamo... ma di solito vinco io!
Ciao!
Heidi

Anonimo ha detto...

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